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Russia, Spagna e India frenano l’effetto sanzioni: record per gas e greggio

Nonostante le misure restrittive, nuovi dati confermano un boom nelle importazioni di energia russa verso Madrid e New Delhi, sfruttando contratti pregressi e sconti competitivi.

Foto   Money.it

Le sanzioni internazionali sembrano impattare meno del previsto sui flussi energetici provenienti dalla Russia. Analisi recenti evidenziano come due attori chiave sul mercato globale, la Spagna e l’India, stiano compensando le difficoltà di Mosca facendo registrare volumi d’importazione record. L’isolamento della Russia appare dunque relativo, di fronte a una domanda che rimane robusta e trova vie alternative per essere soddisfatta.

Il petrolio russo premia l’India

Nel settore petrolifero, New Delhi ha toccato un punto di svolta. Secondo i dati di tracciamento navale forniti dalla società di analisi Kpler, a giugno l’India ha importato una media di 2,35 milioni di barili al giorno (bpd) di greggio russo, superando il picco precedente di maggio 2023. Le ragioni di questa impennata sono da rintracciare negli sconti consistenti offerti da Mosca e nell’instabilità delle rotte che attraversano il Golfo Persico. Con la tensione nello Stretto di Hormuz che rende rischiosi gli approvvigionamenti tradizionali, le raffinerie indiane hanno trovato nell’offerta russa un’affare economicamente vantaggioso e strategicamente necessario.

Il record del gas nella Penisola Iberica

Contestualmente, l’Europa mostra segni di dipendenza residua attraverso il caso spagnolo. A marzo, la Spagna ha registrato il massimo storico per le importazioni mensili di gas naturale liquefatto (GNL) proveniente dalla Federazione Russa, raggiungendo i 9.807 GWh. Questo volume, superiore alle forniture di Nigeria e Stati Uniti nello stesso arco di tempo, ha contribuito a un aumento del 27% degli acquisti cumulati nel primo quadrimestre rispetto all’anno precedente. Nonostante le strategie di disimpegno come il REPowerEU, che punta a un graduale abbandono delle risorse russe entro il 2027, i contratti stipulati anteriormente al giugno 2025 permettono ancora a Paesi membri dell’UE di incrementare i flussi, sfruttando un vuoto normativo che Madrid ha utilizzato per massimizzare i propri stoccaggi.

Fonte: Money.it

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