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Tari: la Cassazione stabilisce che l’esenzione va richiesta

La Suprema Corte conferma che per evitare la tassa sui rifiuti su aree non utilizzabili è necessaria un'istanza formale al Comune.

Foto   Money.it

La Corte di Cassazione ha chiarito definitivamente i termini per l’esenzione della Tari (Tassa sui rifiuti) relative alle aree scoperte, come i posti auto condominiali prive di allacciamenti. Con la sentenza 15051 del 2026, i giudici hanno stabilito che l’onere della prova e l’iniziativa burocratica spettano al contribuente.

Il principio della potenzialità

Pur sostenendo che l’imposta si basi sulla “potenzialità” di produzione di rifiuti e non sulla realtà effettiva, la Corte offre una via d’uscita a patto che venga seguita una procedura specifica. Non è sufficiente dimostrare che l’area è inutilizzabile o sprovvista di utenze; è obbligatorio presentare una dichiarazione di esenzione al proprio Comune per vedersi riconosciuto il diritto a non pagare.

La vicenda esaminata riguarda un proprietario di uno scoperto che, pur avendo vinto inizialmente il ricorso dimostrando l’assenza di rifiuti, è stato poi soccombente in Cassazione per non aver inoltrato tale dichiarazione preventiva. Questo evidenzia un contrasto marcato rispetto alla normativa Imu, dove le agevolazioni si applicano automaticamente in base ai fatti, senza necessità di istanze formali.

Fonte: Money.it

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