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Profondo rinnovamento per la giustizia tributaria: nascono i magistrati professionali

Con l'entrata in vigore del decreto legislativo 149/2026, il sistema processuale fiscale si avvia verso una struttura organizzativa inedita che prevede un ruolo unico e concorsi pubblici per i giudici.

Foto   Money.it

La giustizia tributaria italiana è pronta a compiere un significativo salto di qualità grazie alle disposizioni del decreto legislativo numero 149 del 2026, in vigore dal prossimo 26 agosto. La normativa introduce la figura del magistrato tributario professionale, superando la vecchia formula dei giudici a tempo parziale. L’obiettivo primario della riforma è rendere i processi fiscali più rapidi ed efficienti, conferendo ai nuovi magistrati le stesse tutele e gli stessi doveri propri dei giudici ordinari.

Il Ruolo Unico Nazionale e le nuove modalità di reclutamento

Un pilastro della riforma è l’istituzione del Ruolo Unico Nazionale dei magistrati delle Corti di giustizia tributaria, un elenco ufficiale curato dal Consiglio di Presidenza. L’elenco, pubblico e aggiornato con cadenza annuale in gennaio, ordina i giudici in base all’anzianità di servizio e all’età anagrafica. L’accesso alla professione avverrà esclusivamente tramite concorso pubblico dedicato, con la possibilità per il Ministero dell’Economia di ampliare fino al 20% la platea degli idonei rispetto ai posti disponibili per coprire più velocemente i vuoti organici. È inoltre previsto l’obbligo di formazione continua.

Il decreto pone particolare attenzione alla trasparenza e all’imparzialità dei giudici. Vengono introdotte rigide norme di incompatibilità territoriale: un magistrato non può prestare servizio in uffici dove parenti fino al secondo grado svolgono attività professionali in ambito fiscale. La normativa disciplina inoltre dettagliatamente i casi di dimissioni, dispensa e trasferimenti, garantendo sempre il diritto al contraddittorio per il magistrato.

Accanto a maggiori garanzie, la riforma delinea un codice di condotta severo basato su doveri specifici, tra cui la diligenza, il riserbo e il rispetto della dignità della persona. Il testo elenca anche le possibili violazioni disciplinari, che spaziano dall’interferenza nell’altrui attività giudiziaria ai ritardi ingiustificati. Le sanzioni sono proporzionali alla gravità del fatto e vanno dal semplice ammonimento fino alla rimozione, passando per la censura e la sospensione, prevedendo in certi casi anche il trasferimento d’ufficio in altra sede.

Fonte: Money.it

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