Il sistema pensionistico contributivo, che applica ai lavoratori con carriera iniziata dopo il 1996, trasforma il montante accumulato in assegno mensile tramite i coefficienti di trasformazione. Questi parametri, variabili in base all’età anagrafica, tendono a premiare il pensionamento più differito. Tuttavia, per contrastare le interruzioni di carriera legate alla maternità, esistono specifiche agevolazioni introdotte dalla legge Dini.
Maggiorazione dei coefficienti
Il meccanismo principale prevede un incremento ficto dell’anzianità contributiva ai fini del calcolo. Per le donne con uno o due figli, il coefficiente di trasformazione applicato corrisponde a quello di un lavoratore che ha un anno in più di età anagrafica. Chi ha almeno tre figli beneficia di una maggiorazione di due anni. Questo sistema garantisce una rendita mensile superiore a parità di contributi effettivamente versati.
L’impatto economico è direttamente proporzionale al montante contributivo complessivo. A titolo esemplificativo, per una lavoratrice che esce dal lavoro a 67 anni con 250.000 euro di contributi, l’applicazione del coefficiente base (5,608%) genererebbe una pensione annua lorda di circa 14.000 euro. Grazie al bonus maternità, lo stesso importo verrebbe liquidato applicando un coefficiente più alto, corrispondente a un’età di 68 o 69 anni, incrementando così la somma percepita mensilmente.
Fonte: Money.it