L’importanza sociale degli animali domestici ha modificato il loro status all’interno del nucleo familiare, rendendoli presenze quotidiane essenziali, in particolare per gli anziani. Tuttavia, la gestione di questi animali in seguito alla morte del proprietario comporta complesse questioni giuridiche e pratiche. Poiché gli animali d’affezione vengono classificati giuridicamente come beni mobili, il loro destino è legato a quello dell’eredità.
Imprese e accettazione dell’eredità
Al momento del decesso, gli eredi sono chiamati a occuparsi immediatamente del benessere dell’animale, curando le sue necessità biologiche e sanitarie. È bene tenere presente che, in assenza di un testamento, il cane o il gatto vengono assegnati agli eredi legittimi (coniuge, figli o parenti) in regime di comunione. Poiché l’accettazione dell’eredità non può essere parziale, divenendo proprietari dei beni del defunto si acquisisce automaticamente anche la responsabilità dell’animale.
Qualora gli eredi non riescano a trovare un accordo per la gestione convivente del pet, è possibile ricorrere all’affido a terze persone o a strutture specializzate. Lo scenario cambia se il defunto ha predisposto un legato modale, nominando un erede specifico (o un’associazione animalista) vincolandolo, tramite un lascito monetario o immobiliare, alla cura dell’animale per il resto della sua vita.
Fonte: Money.it