All’inizio del 2027 gli assegni pensionistici subiranno l’annuale adeguamento derivante dalla perequazione. Tale meccanismo, simile alla vecchia “scala mobile” lavorativa, è finalizzato a preservare il potere d’acquisto delle pensioni a fronte dell’inflazione registrata nell’anno precedente. Nonostante la validità costituzionale del sistema, la Corte Costituzionale ha concesso in passato ai governi la facoltà di modificare le percentuali di rincaro per ragioni di finanza pubblica, specialmente durante periodi di grave crisi economica.
Come viene calcolato l’importo
Secondo la normativa vigente, in particolare l’articolo 34 della legge 448 del 1998, la rivalutazione è applicata integralmente (100%) solo sulla parte di assegno che non supera quattro volte il trattamento minimo. Per le fasce di reddito superiori, l’adeguamento avviene in modo progressivamente ridotto: la quota compresa tra quattro e cinque volte il minimo vede una perequazione al 90%, mentre la parte eccedente le cinque volte il minimo è aggiornata al 75%. È fondamentale sottolineare che queste aliquote ridotte si applicano esclusivamente alla porzione di pensione che supera le soglie stabilite, e non all’intero importo erogato.
Tuttavia, stabilire oggi l’entità precisa dell’aumento di gennaio 2027 è impossibile. Le cifre definitive dipenderanno dall’andamento dell’inflazione che verrà certificato dall’Istat e dalle eventuali decisioni di politica economica inserite nella prossima Legge di Bilancio. Le certezze matematiche arriveranno solo nel corso dell’autunno, fermo restando che il sistema di calcolo per fasce rimane attivo per tutti i trattamenti pensionistici e assistenziali, inclusi quelli di invalidità e i complementi ai superstiti.
Fonte: Money.it