Edizione di oggi Accedi Newsletter Abbonati
Markets & Finance
Mercati globali, economia e finanza — ogni giorno

Petrolio, Trump impone un dazio del 20% sullo Stretto di Hormuz: tensioni in Golfo

Il ripristino del blocco navale americano e la richiesta di un pedaggio record sul transito delle materie prime scuotono i mercati internazionali e le relazioni diplomatiche.

Foto   Money.it

Le tensioni nel Golfo Persico hanno registrato una nuova e significativa escalation questa settimana. A seguito di recenti scontri militari che hanno visto coinvolte forze navali iraniane e statunitensi, Washington ha ufficialmente ripristinato il blocco navale contro Teheran. In una comunicazione ufficiale inviata al Senato, il presidente Donald Trump ha certificato l’avvio di nuove operazioni militari a partire dal 7 luglio, definendo contestualmente gli Stati Uniti come il “guardiano” dello strategico Stretto di Hormuz.

Un pedaggio “inaccettabile”

La mossa più controversa, tuttavia, riguarda l’aspetto economico della crisi: l’amministrazione Trump ha avanzato la pretesa di riscuotere una commissione del 20% sul valore di ogni carico energetico che transita attraverso lo stretto. Una richiesta che spiazza il settore, considerando che le tariffe di navigazione standard si aggirano abitualmente tra il 2% e il 3%. La proposta è stata prontamente rigettata dall’Organizzazione Marittima Internazionale (OMI), l’ente delle Nazioni Unite preposto alla regolamentazione del traffico navale, che ha negato l’esistenza di una base legale per l’imposizione di dazi obbligatori in un’acqua internazionale.

Sul fronte dei mercati, il prezzo del barile di Brent si mantiene stabile attorno agli 80 dollari, nonostante il clima di incertezza. Gli analisti sottolineano come questa stabilità sia frutto di un massiccio consumo delle riserve strategiche e commerciali, ammontanti a circa un miliardo di barili, che ha finora assorbito l’impatto delle interruzioni nella fornitura. Tuttavia, il ripetersi degli incidenti e le minacce dei ribelli Houthi di estendere i propri attacchi al Mar Rosso rischiano di compromettere ulteriormente la sicurezza delle rotte alternative, costringendo gli acquirenti asiatici a cercare nuove fonti di approvvigionamento in regioni più distanti come il Brasile o l’Africa occidentale.

Fonte: Money.it

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *