A partire da luglio 2026, la riforma della previdenza complementare ha modificato significativamente le regole che disciplinano i Fondi Pensione. La novità più discussa riguarda il meccanismo del silenzio-assenso per il Tfr, che ora viene di default devoluto in un fondo negoziale per i neoassunti che non esprimano una scelta alternativa. Tuttavia, la normativa introduce importanti cambiamenti anche in merito alla gestione e al recupero delle somme versate, offrendo agli aderenti strumenti più flessibili.
Migliori rendimenti, ma regole rigide
Il conferimento del Trattamento di Fine Rapporto in un fondo pensione offre vantaggi notevoli, come rendimenti potenzialmente più alti rispetto alla giacenza in azienda e un regime fiscale più agevolato. Tuttavia, a differenza del Tfr aziendale che viene solitamente liquidato in un’unica soluzione, i fondi pensione hanno storicamente imposto vincoli più stringenti per il prelievo delle risorse accumulate.
Dall’unica soluzione alla rendita: le vecchie opzioni
Prima della riforma, al momento del pensionamento, l’aderente aveva tre strade percorribili. La prima era la rendita vitalizia, un assegno mensile erogato a vita. La seconda prevedeva il riscatto dell’intero capitale in un’unica soluzione, ammesso solo se la rendita ottenibile fosse inferiore a una certa soglia (il 50% dell’assegno sociale). La terza opzione, infine, permetteva di ritirare subito il 50% del montante, trasformando il resto in rendita. Queste modalità sono state spesso criticate per la loro mancanza di elasticità.
Le tre nuove vie per il recupero graduale
Per rispondere all’esigenza di una gestione dinamica del risparmio previdenziale, la riforma ha aggiunto tre nuove modalità alle precedenti. L’obiettivo è permettere un recupero più graduale del capitale, calibrato sulle esigenze economiche del pensionato. La differenza sostanziale delle nuove formule risiede nella gestione del residuo: invece di essere trasferito subito a una compagnia assicurativa, il capitale rimane investito nel fondo pensione. Questo permette di continuare a beneficiare dei rendimenti di mercato, seppur esponendo il risparmio ai relativi rischi, mitigabili scegliendo comparti di investimento più prudenti.
Fonte: Money.it