Le aziende europee imparano davvero dai cyberattacchi? È questa la domanda al centro di “Owning Operational Resilience in 2026”, la survey che ManageEngine ha commissionato a IO Investigación su 1.500 responsabili IT e decision maker in cinque Paesi (Italia, UK, Spagna, Germania e Paesi Bassi).
I risultati sono stati presentati oggi a Milano, al The View di Piazza del Duomo. Sul palco, tre relatori: Alessio Pennasilico, ethical hacker, Senior Partner Information & Cyber Security Advisor a Digital360, membro del Comitato Scientifico Clusit. Apre con una slide di tre parole: #iosonopreoccupato.
Accanto a lui, Sujoy Banerjee, Regional Business Director di ManageEngine, e Andrés Mendoza, Technical Director per l’Europa meridionale. I dati che portano confermano la fotografia fatta da Pennasilico.
Si spende di più. Si subiscono più attacchi. Ci si difende meglio (non necessariamente in quest’ordine). E i rischi crescono più in fretta delle contromisure.
Il Rapporto Clusit 2026 conta 5.265 incidenti cyber a livello globale, il 49% in più rispetto al 2024. In Italia: 507 incidenti registrati, +42% anno su anno. Dal 2021 il dato è passato da 70 a 507, una progressione quasi verticale.
La severity, cioè la gravità dei problemi, cresce insieme ai volumi. Nel 2025, 266 incidenti in Italia sono classificati come «alti», 199 come «critici». Tre anni prima le categorie più gravi erano quasi inesistenti.
In sintesi
Notizia in aggiornamento. La nostra redazione seguirà gli sviluppi e le reazioni dei mercati nelle prossime ore.
Fonte: Money.it