Per coloro che hanno iniziato la propria carriera intorno alla svolta del millennio, l’orizzonte pensionistico appare destinato a spostarsi in avanti. Le attuali stime, elaborate tenendo conto dei meccanismi di indicizzazione automatici, suggeriscono che entro il 2040 l’accesso alla pensione anticipata potrebbe richiedere un montante contributivo ben più elevato rispetto agli standard odierni.
L’impatto della legge Fornero e dell’aspettativa di vita
Il sistema introdotto dalla riforma Fornero prevede un adeguamento biennale dei requisiti pensionistici in base alla speranza di vita. Già nel corso dei prossimi anni questo meccanismo produrrà i suoi effetti: si prevede un incremento di un mese nel requisito contributivo l’anno prossimo e di ulteriori due mesi nel 2028. Tuttavia, è nel lungo periodo che l’impatto diventa sostanziale per la cosiddetta “generazione dei millennials”.
Per i lavoratori che hanno iniziato a versare contributi a cavallo tra il 1996 e i primi anni 2000, inizialmente indirizzati verso l’ipotetica “Quota 41”, la prospettiva si sta trasformando in una “Quota 44”. Questo significa che per andare in pensione anticipata, indipendentemente dall’età anagrafica, sarà necessario maturare ben 44 anni di contributi. L’aumento progressivo, stimato in circa due mesi ogni biennio, ritarderà l’uscita dal mondo del lavoro anche per chi ha iniziato molto giovane, spostando il traguardo potenzialmente oltre i 60 anni di età per gli uomini.
Fonte: Money.it