Per una categoria specifica di pensionati, il mese di luglio porterà un accredito singolo pari a circa 630 euro netti. Questa cifra non costituisce un bonus aggiuntivo né la celebre quattordicesima, ma coincide con l’erogazione della rata semestrale regolarmente dovuta. Tale accredito riguarda i titolari di assegni la cui entità mensile è particolarmente ridotta, al punto tale da non giustificare un trasferimento mensile secondo i parametri normativi.
Criteri di erogazione e fasce di reddito
La normativa, basata sul Decreto Ministeriale del 25 marzo 1998 e aggiornata in considerazione del trattamento minimo, prevede che per gli importi superiori al 2% del minimo ma entro il 15%, il pagamento avvenga in due tranche semestrali. Nella pratica, per il 2026, i limiti di riferimento sono arrotondati a 10 e 90 euro. Di conseguenza, coloro che percepiscono un assegno mensile fino a 90 euro ricevono la prima rata a gennaio e il saldo nel mese di luglio. L’importo totale di quest’ultimo accredito include i sei mesi di ratei (540 euro) e la tredicesima mensilità, per un massimo di 630 euro per gli assegni più vicini al tetto superiore della fascia.
Chi si trova a percepire importi così contenuti rientra spesso nel calcolo contributivo puro o possiede pochi anni di versamenti. Situazioni tipiche riguardano coloro che accedono alla pensione di vecchiaia con soli cinque anni di contributi, aspettando i 71 anni di età, oppure titolari di assegni ordinari di invalidità ottenuti con contributi limitati. In questi casi, l’accumulo dei contributi determina un assegno base mensile molto basso, soggetto pertanto alle regole di accorpamento semestrale.
Fonte: Money.it