Il conflitto tra Stati Uniti e Iran, innescatosi lo scorso febbraio con l’eliminazione della Guida Suprema iraniana, sembra ormai avviato verso un’escalation militare piuttosto che a una risoluzione diplomatica. Dopo il fallimento della tregua di giugno, ruppero dagli attacchi di Teheran nel Golfo, e i continui bombardamenti notturni statunitensi, la situazione è ulteriormente degenerata con il coinvolgimento degli Houthi e attacchi a infrastrutture in Kuwait. Le quotazioni del petrolio sono schizzate del 30%, riportando la benzina USA sopra i 4 dollari al gallone.
I vincoli politici di Washington e Teheran
Alla Casa Bianca, la possibilità di una tregua di dieci giorni appare poco attraente per l’amministrazione Trump. I precedenti tentativi di accordo si sono indeed rivelati fragili e di breve durata, e un nuovo fallimento verrebbe percepito come una manifestazione di debolezza. Inoltre, il prezzo elevato dei carburanti è strutturale, legato anche a una carenza di capacità di raffinazione e a problemi produttivi esterni; di conseguenza, il costo politico dell’aggressività viene considerato già ampiamente pagato, riducendo gli incentivi per una via prudente.
Sul fronte iraniano, la resistenza è dettata dalla sopravvivenza stessa dell’attuale leadership militare. Con il successore della Guida Suprema invisibile alla scena pubblica, il regime si trova in una posizione di grave precarietà. Secondo le logiche del rischio, quando un attore percepisce di avere già subito perdite inaccettabili, tende a preferire l’aumento della scommessa rather che la resa. Per i vertici di Teheran, cedere significherebbe segnare la propria fine interna, rendendo la prosecuzione del conflitto l’unica opzione per mantenere il potere.
Un elemento cruciale, che potrebbe modificare la natura dello scontro, riguarda il programma nucleare. Fonti di intelligence americane e israeliane indicano che l’Iran ha trasferito le attrezzature per l’arricchimento dell’uranio in un impianto sotterraneo di profondità tale da renderlo potenzialmente invulnerabile ai bunker-buster attualmente a disposizione. Questo spostamento rende il nucleare un obiettivo primario per un’eventuale ampia offensiva USA-Israele, offrendo a Washington una narrativa di vittoria molto più forte rispetto alla sola riapertura delle rotte commerciali, nonostante le difficoltà tecniche nel distruggere il sito.
Fonte: Money.it