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Small Modular Reactors: la corsa al nucleare per sfamare l’Intelligenza Artificiale

Mentre Big Tech come Google e Amazon cercano soluzioni energetiche stabili per i loro data center, i piccoli reattori modulari (SMR) si prospettano come l'alternativa tecnologica in grado di coniugare potenza, flessibilità e riduzione dei costi.

Foto   Money.it

Il dibattito sull’energia nucleare si sta riaccendendo, spinto non più dai grandi impianti del passato, ma dall’innovazione dei Small Modular Reactors (SMR). Questi reattori di nuova generazione, con una potenza tipica di 300 MWe, si distinguono per la loro natura modulare e prefabbricata. A differenza delle centrali tradizionali, che superano i 1000 MW, gli SMR vengono prodotti su linee di simile a quelle industriali, permettendo standardizzazione e un significativo abbattimento dei costi e dei tempi di costruzione.

Il ruolo decisivo dei Big Tech

La svolta tecnologica sta trovando un potente alleato economico nel settore dell’Intelligenza Artificiale. Colossi del calibro di Amazon, Google e Meta stanno investendo miliardi in questa tecnologia, consapevoli che le rinnovabili, pur in crescita, potrebbero faticare a soddisfare la domanda continua di energia richiesta dai data center. Le stime indicano che il consumo globale di questi centri dati raggiungerà i 1.300 TWh entro il 2035, rendendo il nucleare una fonte indispensabile per garantire stabilità alla rete.

I vantaggi operativi degli SMR risiedono principalmente nella loro flessibilità. Essendo composti da più moduli identici, eventuali interventi di manutenzione o rifornimento possono essere effettuati su un singolo componente senza spegnere l’intera centrale, garantendo una produzione ininterrotta. Questa caratteristica, unita alla possibilità di installare gli impianti in siti remoti o dedicati, rende la tecnologia idonea non solo per l’informatica, ma anche per l’industria pesante e le comunità isolate.

Fonte: Money.it

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