Edizione di oggi Accedi Newsletter Abbonati
Markets & Finance
Mercati globali, economia e finanza — ogni giorno

Risparmi sotto assedio: come il debito USA erode il potere d’acquisto in Europa

L'esplosione del debito federale americano rischia di trasformarsi in una tassa invisibile per i risparmiatori del Vecchio Continente, alimentando un'inflazione che riduce il valore reale dei capitali parcheggiati.

Foto   Money.it

Il debito pubblico federale degli Stati Uniti ha sfondato il muro dei 36.000 miliardi di dollari all’inizio del 2025, con stimi che prevedono un ulteriore avvicinamento a quota 40.000 miliardi entro il 2027. Questa montagna di passivi, superiore al Pil combinato di Eurozona e Giappone, non rimane confinata oltreoceano, ma agisce come un’architettura finanziaria sistemica capace di influenzare i mercati globali e i risparmi europei attraverso tre canali principali.

I meccanismi di trasmissione del costo

Il primo effetto è la pressione sui tassi d’interesse globali: per attrarre capitali necessari a finanziare questo deficit gigantesco, il Tesoro USA deve offrire rendimenti elevati, costringendo di conseguenza al rialzo anche i rendimenti delle obbligazioni sovrane europee. Seguono le ripercussioni sui cambi e sulle politiche monetarie, con il dollaro che reagisce alle decisioni della Federal Reserve, modificando il potere d’acquisto reale degli asset denominati in euro. Tuttavia, l’elemento più insidioso è rappresentato dal terzo canale, quello inflattivo.

L’inflazione agisce come una vera e propria “tassa silenziosa”. Dal punto di vista economico, si tratta di un trasferimento di potere d’acquisto dai creditori — i risparmiatori — ai debitori. Mantenendo liquidità o strumenti a rendimento fisso su un conto corrente in un clima di inflazione media tra il 2,5% e il 3%, un capitale iniziale di 100.000 euro può perdere fino a 9.000 euro di valore reale in tre anni, una contrazione che non è visibile sull’estratto conto ma si percepisce nettamente alla cassa.

Per gli investitori italiani legati ai titoli di Stato, il quadro appare delicato. Se il BTP decennale ha offerto rendimenti nominali tra il 3,6% e il 4,2% nel 2024, la sottrazione dell’inflazione effettiva annulla spesso gran parte di questi guadagni, lasciando rendimenti reali esigui o negativi. In questo scenario, dove il costo del denaro sale e lo spread rischia di allargarsi, le obbligazioni societarie europee potrebbero offrire un’alternativa interesting, sebbene anch’esse esposte ai rischi di un finanziamento più costoso.

Fonte: Money.it

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *