Da 16 euro a oltre 15.000 a persona. È questa la forbice reale del costo di un divorzio in Italia oggi, e dire che sorprende molte coppie è un eufemismo. Dietro questa oscillazione c’è però una risposta semplice: tutto dipende dalla procedura scelta, o da quella a cui si è costretti.
I numeri parlano chiaro. Secondo il report ISTAT diffuso a gennaio 2026, nel 2024 in Italia si sono registrate 75.014 separazioni e 77.364 divorzi, entrambi in calo rispetto all’anno precedente, ma comunque un volume enorme di famiglie alle prese con questa realtà ogni anno.
La nostra analizza ogni percorso disponibile con i costi reali (contributi, onorari, spese accessorie) e quelli che quasi nessuno calcola in anticipo: l’impatto fiscale dell’assegno di mantenimento, le insidie dell’IMU sulla casa coniugale, il gratuito patrocinio per chi ha redditi bassi. Perché divorziare non costa solo l’avvocato.
Chi paga le spese legali di divorzio e separazione?
Prima di tutto, la struttura. La legge italiana prevede un sistema bifasico: la separazione è il primo passo obbligatorio e interrompe gli obblighi di coabitazione e fedeltà, ma mantiene intatto il vincolo matrimoniale. Il divorzio lo scioglie definitivamente, restituendo piena libertà civile a entrambi, inclusa la possibilità di risposarsi.
Dal 2015, la legge sul divorzio breve ha accorciato i tempi di attesa: sei mesi dalla prima comparizione consensuale, dodici mesi per quella contenziosa. Ma la vera svolta è arrivata con la Riforma Cartabia, in vigore dal marzo 2023: grazie al rito unificato, oggi è possibile depositare nello stesso ricorso la domanda di separazione e quella di divorzio. Il giudice emette prima una pronuncia parziale di separazione, poi prosegue direttamente verso il divorzio definitivo senza aprire un secondo procedimento (meno passaggi, meno tempo, meno parcelle).
In sintesi
Notizia in aggiornamento. La nostra redazione seguirà gli sviluppi e le reazioni dei mercati nelle prossime ore.
Fonte: Money.it