L’obbligo del caricabatterie unico USB-C ha uniformato lo standard europeo, ma ha anche generato una grande quantità di cavi obsoleti abbandonati nelle case. Spesso considerati semplici ingombri, questi vecchi fili nascondono in realtà un valore economico e strategico notevole, costituendo quella che viene definita una “miniera urbana”. Il recupero di questi materiali offre l’opportunità di riutilizzare risorse fondamentali per l’industria manifatturiera nazionale.
Stime del Consorzio Erp Italia
Secondo i dati forniti dal Consorzio Erp Italia, le famiglie italiane conserverebbero circa 170 milioni di cavi inutilizzati, con una media di oltre sei per ogni nucleo familiare. Se smaltiti correttamente, questo accumulo rappresenterebbe un patrimonio di oltre 3.300 tonnellate di materiali. Lo studio evidenzia che all’interno di questi cavi sono presenti circa 1.426 tonnellate di rame e 136 tonnellate di alluminio, metalli essenziali per le nuove infrastrutture elettriche e i dispositivi digitali.
Sul piano economico, il valore totale di queste materie prime riciclabili si aggira intorno ai 16 milioni di euro. Una cifra che rappresenta un potenziale risparmio per il sistema produttivo del Paese, riducendo la dipendenza dalle importazioni estere. Per trasformare questo potenziale in realtà, è tuttavia cruciale modificare le abitudini di smaltimento: i cavi sono classificati come RAEE (Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche) e devono essere conferiti presso le isole ecologiche comunali o i punti di raccolta dedicati, evitando di disperderli nella raccolta indifferenziata.
Fonte: Money.it