Il divario tra ciò che dovuto e ciò che effettivamente versato all’Erario rappresenta una criticità strutturale per l’Italia. Secondo i dati più recenti forniti dalla Commissione Tecnica nella relazione sull’economia non osservata, l’evasione fiscale ammonta a circa 98,5 miliardi di euro, un valore che sale a 110 miliardi se si includono anche i contributi non versati. Tale cifra equivale a circa il 17,3% del totale delle imposte teoricamente dovute. Mettendo a confronto questa perdita con la spesa pubblica attuale, risorse di questa portata sarebbero sufficienti a coprire quasi l’80% della spesa sanitaria nazionale.
Focus su autonomi e partite IVA
L’analisi delle categorie contributive evidenzia differenze marcate nel livello di adempimento. La fetta più consistente dell’evasione riguarda i lavoratori autonomi e le imprese, dove si registra un tasso di elusione del 60,6%. Questo fenomeno è favorito dall’assenza della ritenuta alla fonte, meccanismo che invece rende i dipendenti soggetti a una minore possibilità di evasione. Per le imposte indirette, come l’IVA e l’IMU, e per l’IRES, la percentuale di evasione media si attesta intorno al 20%.
Un recupero totale di queste somme avrebbe ripercussioni dirette sulle tasche dei cittadini. Gli esperti stimano che, se l’evasione fosse azzerata e il gettito reinvestito in alleggerimento fiscale, le aliquote potrebbero essere ridotte in media del 17,3%. In uno scenario del genere, l’aliquota marginale più alta dell’IRPEF, attualmente al 43%, scenderebbe fino al 35%, con benefici proporzionali per tutti gli altri scaglioni di reddito e per la competitività delle aziende.
Nonostante il percorso verso la piena legalità appaia ancora lungo, i dati statistici indicano trend incoraggianti. A partire dal 2017, si è registrata una flessione dell’evasione sulle quattro imposte principali, scesa dal 33% al 26% nel 2022 grazie anche all’introduzione dell’obbligo di fatturazione elettronica. Le prospettive per il biennio 2024-2025 suggeriscono un ulteriore miglioramento, sostenuto dalla diffusione dei pagamenti digitali e dall’efficacia delle azioni di recupero messe in atto dall’Agenzia delle Entrate.
Fonte: Money.it