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Energia: il caldo estremo mette in crisi il nucleare e fa impennare i prezzi

L'ondata di calore del giugno 2026 ha costretto allo spegnimento di diversi reattori in Francia, provocando un crollo dell'export e rincari record sui mercati elettrici del Belgio e della Germania, mentre la Spagna solare dimostrava una maggiore resilienza.

Foto   Money.it

Un anticiclone eccezionale che ha colpito l’Europa occidentale nel giugno 2026 ha messo a dura prova la resilienza del sistema energetico francese. Per rispettare le normative ambientali che limitano la temperatura delle acque di raffreddamento dei fiumi, il gestore EDF è stato costretto a ridurre l’attività o spegnere i reattori di centrali come Golfech e Bugey. Nel picco dell’ondata di calore, la produzione nucleare è scesa del 7%, tagliando drasticamente la quantità di energia elettrica solitamente esportata verso i paesi vicini.

Impatti sui mercati e il contrasto con il Sud Europa

La riduzione dell’offerta ha avuto conseguenze immediate sui mercati all’ingrosso. L’export verso il Belgio è crollato da oltre 11 gigawatt a meno di 3, causando un picco del prezzo spot a Bruxelles, che ha superato i 1.000 euro al megawattora. L’aumento dei costi non è stato limitato ai picchi di mercato spot, ma si è tradotto in un onere aggiuntivo stimato in centinaia di milioni di euro per i consumatori francesi e tedeschi nel corso della settimana.

Il quadro è stato drasticamente diverso nella penisola iberica. La Spagna ha registrato rendimenti record per il solare, che ha coperto quasi il 30% della domanda nazionale. Nonostante questo, anche Madrid ha registrato rialzi prezzi e fenomeni di prezzi negativi durante le ore di massima produzione solare. Il confronto evidenzia come le infrastrutture basate sul nucleare siano vulnerabili ai limiti fisici imposti dal cambiamento climatico, a differenza di quelle rinnovabili, ponendo interrogativi sul futuro energetico del continente.

Fonte: Money.it

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