Si sente spesso parlare di accertamento induttivo nei controlli fiscali, ma di cosa si tratta? L’accertamento induttivo è una procedura attraverso la quale l’Agenzia delle Entrate ricostruisce il reddito di un professionista o di un’impresa in modo presuntivo calcolando l’imponibile su base statistica o attraverso dati esterni alle scritture contabili.
Il metodo in questione viene applicato solo in determinati casi come, ad esempio:
Controlli conti correnti e sedi, i tre confini che il Fisco non può superare
L’accertamento induttivo ha diverse metodologie che si applicano in base a quanto è grave il comportamento del contribuente:
Per la ricostruzione del reddito, quando la contabilità manca o è inattendibile, il Fisco determina il volume di affari e i ricavi utilizzando dati che raccoglie durante le indagini. Possono essere utilizzati i movimenti bancari non giustificati, i ricavi medi delle altre aziende che operano nel settore, i ricarichi che solitamente vengono applicati alle merci.
L’accertamento induttivo, quindi, è un metodo eccezionale e non la regola nei controlli del Fisco. Il metodo ordinario che il Fisco deve applicare è l’accertamento analitico-contabile, quello cioè che si fonda sulle scritture contabili. L’accertamento induttivo è soltanto una deroga che si applica quando non è praticabile l’accertamento analitico a causa delle anomalie presenti nelle scritture contabili.
In sintesi
Notizia in aggiornamento. La nostra redazione seguirà gli sviluppi e le reazioni dei mercati nelle prossime ore.
Fonte: Money.it