L’effettiva data di partenza dei pagamenti pensionistici rappresenta un tema di cruciale importanza per i futuri pensionati, poiché implica differenze significative nella gestione delle finanze personali. È fondamentale distinguere tra la maturazione del diritto e l’effettiva erogazione dell’assegno, un processo che dipende strettamente dalla tipologia di prestazione richiesta e dal rispetto delle tempistiche burocratiche.
Le differenze tra vecchiaia e anticipata
Per quanto riguarda la pensione di vecchiaia, sia per i lavoratori dipendenti che per gli autonomi, la decorrenza viene calcolata a partire dal primo giorno del mese successivo al perfezionamento di tutti i requisiti. Tuttavia, è possibile optare per una decorrenza differita al primo giorno del mese successivo alla presentazione della domanda, qualora questa risulti più vantaggiosa. La situazione cambia per la pensione anticipata, la cui erogazione subisce i tempi della cosiddetta “finestra mobile”: per i requisiti maturati dal 2019, il trattamento decorre infatti dopo tre mesi dal raggiungimento dei requisiti contributivi.
Una volta approvata la domanda, l’istituto previdenziale provvede al calcolo della liquidazione basandosi sulle date legali, indipendentemente dal momento effettivo dell’accreditamento. Ne consegue che, se il bonifico arriva dopo la data di decorrenza, il pensionato ha diritto a ricevere gli arretrati per tutte le mensilità maturate e non ancora corrisposte.
Riguardo alle interpretazioni giurisprudenziali, come l’ordinanza n. 10542 del 2026 della Corte di Cassazione, è necessario fare chiarezza: tale decisione non modifica le regole generali per la maggior parte dei lavoratori. La sentenza si applica specificamente ai casi di pensione ottenuta tramite il computo nel sistema contributivo puro (Gestione Separata), un meccanismo distinto che riguarda esclusivamente chi sceglie di far confluire i contributi in questo specifico calcolo.
Fonte: Money.it