Nonostante l’evoluzione dei trasporti, il settore delle autoscuole rimane un presidio fondamentale per la mobilità nazionale, garantendo una domanda costante anno dopo anno. Tuttavia, avviare una tale struttura nel 2026 richiede la pianificazione di un investimento iniziale variabile, legato a fattori dimensionali e territoriali.
Requisiti di legge e limiti territoriali
L’iter burocratico è strettamente regolato dall’articolo 123 del Codice della Strada e dal Decreto Ministeriale 317/1995. I futuri titolari devono possedere almeno 21 anni, un diploma di scuola secondaria di secondo grado e, obbligatoriamente, l’abilitazione come insegnante di teoria o istruttore di guida con esperienza biennale. È fondamentale dimostrare una solidità finanziaria attestata, tramite garanzie bancarie o proprietà immobiliari.
Le norme pongono anche severi vincoli territoriali per evitare la saturazione del mercato: in base al DM 30/2014, non è possibile aprire una nuova sede se nel comune esiste già più di una scuola guida ogni 15.000 abitanti. Inoltre, la nuova attività deve rispettare una distanza minima di un chilometro (o dieci per i centri più grandi) dalle sedi già operative.
Per quanto riguarda l’infrastruttura, i locali devono soddisfare standard precisi: è obbligatoria un’aula didattica di almeno 25 metri quadri (con 1,5 mq per allievo) e una segreteria di 10 mq con ingresso autonomo. La procedura autorizzativa prevede l’invio della SCIA alla Provincia, seguita da sopralluoghi tecnici, diritti di segreteria intorno ai 150 euro e l’avvio effettivo entro 18 giorni dall’approvazione.
Fonte: Money.it