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Conviene vendere un buono fruttifero postale e investire i soldi sul BTP Italia Sì 5 anni?

A volte sì e a volte no, l'ottimizzazione del portafoglio passa anche per la scelta di vendere un prodotto e di spostare il capitale altrove - Finanza personale / Tassi di interesse, Buoni Fruttiferi Postali, Soldi, Cedola, Rendimento, BTP Italia…

Foto   Money.it

Sono ore di analisi per migliaia di risparmiatori retail che stanno valutando se aderire o no al BTP Italia Sì. Un discorso che vale sia per chi ha nuovi capitali da impegnare, quanto per chi ha già fatto delle scelte di cui ha dubbi o non è tanto convinto.
Ragioniamo di fantasia e consideriamo due strumenti di investimento di matrice e garanzia sovrana come i buoni e il neo bond legato all’inflazione. Tra i tanti, possibili dilemmi chiediamoci se convenga vendere un buono fruttifero postale per investire i soldi sul BTP Italia Sì 5 anni.

Buoni postali da un lato, e bond Italia Sì dall’altro, hanno elementi in comune ed altri che divergono significativamente. Le tre caratteristiche chiave in comune sono la natura sovrana dell’emittente, la garanzia sul capitale e il regime fiscale. Il risparmio postale lo lancia Cassa Depositi e Prestiti, una controllata MEF, e il BTP Italia Sì il Tesoro, un Dipartimento del MEF. Pertanto i due prodotti godono della garanzia dello Stato Italiano sul capitale confluito. La fiscalità di vantaggio è uguale sui due fronti a partire dalla trattenuta del 12,50% su interessi, plusvalenze e premio fedeltà (è del 26% sui Depositi Supersmart). Idem per l’imposta di bollo del 2X1.000 (sui buoni, nei casi e modi di Legge) e l’esenzione dalle imposte di successione. Infine l’esclusione dal calcolo del patrimonio mobiliare ISEE fino a 50mila € (per nucleo familiare) investiti in BTP, buoni e libretti.

Un altro aspetto che buoni e BTP Italia Sì condividono riguarda la liquidabilità dello strumento, sempre ammessa ma con delle peculiarità. CDP rimborsa a 100 il capitale nominale dei buoni sottoscritti, al netto di eventuali tasse e maggiorato di interessi netti riconosciuti. Sui BTP la certezza a 100 è solo a scadenza, mentre prima di allora il prezzo di compravendita lo fa il mercato.

Ultimo anno di cedola ricca sul primo BTP Valore prima del premio fedeltà dello 0,5%

La prima divergenza, quindi, riguarda il rischio di mercato, assente sul risparmio postale e presente sui bond. La seconda chiama in causa i costi di gestione, gravanti sui titoli del Tesoro ma non sui prodotti di casa CDP. Quest’ultimi, poi, non necessitano della profilatura Mifid, che è necessaria per poter acquistare bond, azioni, fondi, etc.

Arriviamo al capitolo guadagni, dove ci sono tre peculiarità che spiccano su tutte. Una attiene alla periodicità degli interessi, ogni 6 mesi sul neo BTP retail e solo all’atto del rimborso sui buoni. Per i prodotti del risparmio postale bisogna chiedere il riscatto del buono (totale o parziale a seconda dei casi) per poter incassare quanto fino ad allora maturato. Inoltre sui buoni gli interessi sono riconosciuti solo al termine degli step in cui è scissa la vita del prodotto di turno.

In sintesi

Notizia in aggiornamento. La nostra redazione seguirà gli sviluppi e le reazioni dei mercati nelle prossime ore.

Fonte: Money.it

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