È tempo di dichiarazione dei redditi e per molti lavoratori questo potrebbe significare fare i conti con una sorpresa poco gradita: un debito Irpef da restituire direttamente in busta paga con tanto di stipendio a zero.
Il problema nasce dal fatto che durante l’anno l’Irpef viene calcolata sulla base di un reddito presunto, il che significa che il datore di lavoro, in qualità di sostituto d’imposta, tiene generalmente conto solamente delle somme che lui stesso eroga e non ha alcuna conoscenza di eventuali altri redditi percepiti dal lavoratore, salvo il caso in cui il dipendente li abbia comunicati per tempo così da consentire un corretto calcolo dell’imposta.
Per questo motivo può accadere che le trattenute applicate mese dopo mese non siano sufficienti rispetto a quanto realmente dovuto una volta che tutti i redditi vengono sommati.
Con la dichiarazione dei redditi si procede quindi a un ricalcolo complessivo della posizione fiscale del contribuente, da cui se emerge che durante l’anno sono state pagate meno tasse del dovuto si genera un debito Irpef che viene recuperato direttamente dal datore di lavoro.
In alcuni casi l’importo può essere particolarmente elevato e arrivare ad assorbire una parte consistente dello stipendio di luglio (o di quelli successivi), fino persino ad azzerarlo. Una situazione che però può essere evitata, o quantomeno attenuata, scegliendo di restituire quanto dovuto a rate direttamente in busta paga.
La categoria maggiormente esposta è quella dei lavoratori che nel corso dell’anno hanno percepito redditi da più datori di lavoro (o comunque redditi di diversa natura).
In sintesi
Notizia in aggiornamento. La nostra redazione seguirà gli sviluppi e le reazioni dei mercati nelle prossime ore.
Fonte: Money.it