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Cumulo pensione e lavoro: le regole per gli aumenti e i limiti della normativa

La legge italiana permette di cumulare l'assegno previdenziale con redditi da lavoro, generando potenziali incrementi futuri, ma impone precisi vincoli burocratici e soglie di fatturato.

Foto   Money.it

Contrariamente a quanto si possa credere, la normativa italiana non vieta di percepire la pensione e contemporaneamente continuare a svolgere un’attività lavorativa, fatta eccezione per specifiche forme di pensionamento anticipato. È tuttavia fondamentale precisare che l’obbligo di versamento dei contributi previdenziali permane anche dopo il raggiungimento del diritto alla pensione. Tuttavia, questi contributi ulteriori non vanno persi: essi accumulano valore per il futuro e garantiscono la possibilità di ottenere un supplemento di pensione.

L’impatto sui contributi e la gestione della pensione di vecchiaia

Per accedere alla pensione di vecchiaia, la normativa richiede la cessazione del rapporto di lavoro dipendente al momento della presentazione della domanda. Tale requisito, tuttavia, è meramente formale: una volta ottenuta la decorrenza della pensione, il lavoratore ha la facoltà di riassumere, anche presso lo stesso datore di lavoro, cumulando lo stipendio con l’assegno previdenziale. Tale vincolo di cessazione non si applica, invece, a chi svolge un’attività lavorativa autonoma.

I contributi versati durante il periodo di cumulo permettono di richiedere all’INPS un supplemento di pensione, che incrementa l’importo mensile già percepito. La richiesta può essere avanzata decorso un periodo di cinque anni dalla maturazione della pensione o dall’ultimo supplemento; in talune circostanze è possibile anticipare la domanda a due anni, raggiungendo l’età pensionabile prevista, ma la procedura deve essere avviata direttamente dal pensionato. Si segnala che per i beneficiari dell’integrazione al trattamento minimo, l’aumento derivante dal supplemento potrebbe essere parzialmente o totalmente assorbito dall’integrazione stessa.

Discorso a parte merita la pensione di reversibilità, la cui cumulabilità con redditi da lavoro è soggetta a limiti precisi. Superate certe soglie di reddito personale, l’importo della reversibilità subisce delle decurtazioni, variabili in base alla fascia di reddito raggiunta. Resta comunque salva la possibilità di continuare a lavorare senza perdere il titolo al trattamento pensionistico, seppur con un importo ridotto, a meno che la presenza di figli minori, studenti o inabili nel nucleo familiare non preveda l’esenzione da tali tagli.

Fonte: Money.it

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